Fosse per lui tornerebbe allo "slippino", perché è lì che "si vede il grande atleta". Altro che costumi "gommati" con cui tutti, o quasi, possono diventare improvvisamente campioni: Filippo Magnini è la solita voce contro nel coro che in quest'ultimo anno ha animato l'acceso dibattito sui costumi di nuova generazione.
Dall'alto del doppio titolo mondiale vinto sulla gara regina (i 100 stile libero), l'azzurro si scaglia contro la Fina che "ha fatto scelte sbagliate e ha rovinato questo sport. Non posso pensare che una Federazione seria possa fare scelte del genere, fanno rabbrividire. Magari adesso mi radieranno, oppure quando smetto di nuotare mi candido io...".
Tra un mese esatto cominceranno i Mondiali in vasca a Roma (la rassegna in programma nella Capitale dal 17 luglio al 2 agosto con tutte le discipline acquatiche), e appena due giorni fa la Fina ha sciolto le ultime riserve su materiali e costumi, con un ok di massima dopo un estenuante tira e molla, ma che è solo transitorio e funzionale alla rassegna iridata, perché dal prossimo anno la giostra ricomincia.
"Questi costumi li hanno tolti per un mese, poi li hanno rimessi modificati - lo sfogo del campione dell'Italnuoto - era il momento per dire basta e tornare tutti al costumino, che è l'unico che serve solo a coprire e non ad aiutare". 'Re Magno', che a Roma proverà un tris iridato difficilissimo vista la concorrenza che in due anni dai Mondiali di Melbourne è cresciuta a dismisura, anche grazie all"aiutinò dei costumi, pensa però che i nuotatori potrebbero fare molto anche per ribellarsi a certe situazioni.
"Noi atleti abbiamo un grosso potere - continua - di dire l'ultima parola. Noi possiamo scendere in piscina con qualsiasi costume, e invece siamo schiavi di persone che prendono decisioni sbagliate. Potremmo tornare tutti allo slip, anzi propongo la finale dei 100 ai Mondiali tutti con il costumino, ma è una cosa che non avverrà mai. In tanti, francesi compresi, hanno detto che sono favorevoli alla tecnologia".
I vari Alain Bernard, a cui però lo stellare record del mondo dei 100 non è stato omologato, ma anche Frederick Bousquet. "Ci sono atleti che senza questi costumi non valgono niente - tuona ancora Magnini - io il nuoto lo amo e continuerò a lottare perché resti sport vero. Mi dispiace vedere tutto questo, mi dispiace vedere che c'é gente in alto che lo sta rovinando, mi fa male sentire bambini di nove anni il cui primo pensiero è come procurarsi questi supercostumi per andare forti. Quando ero ragazzino io la gioia era andare in trasferta ad Ancona per fare una gara". Ma la 'politica' sui costumi, che pure ha tolto la genuinità del nuoto, non ha tolto il sorriso a Superpippo: a Roma, dopo l'oro conquistato a Montreal e bissato a Melbourne, arriva da campione.
"Gareggerò alla pari degli altri, e se sto bene non vedo nessuno irraggiungibile". Oltre ai 100 sl, l'azzurro si cimenterà anche nei 50 rana: "I 100 sono la mia gara, nella rana mi butto per fare bene". In finale gli piacerebbe vedere sugli spalti l'amico-campione delle moto Valentino Rossi: di sicuro gli ha promesso ci sarà Simona Ventura, sua madrina all'Isola dei Famosi.
I candidati al trono dei 100 sono tanti: "Ci sono venti avversari che possono vincere il Mondiale, ma le cose difficili mi piacciono". Gli piace invece sempre meno questo nuoto formato "Formula 1, purtroppo", quello in cui l'affaire- costumi è diventato prioritario. "Era il momento per dire basta. Doping tecnologico? Non mi piace come definizione, perché per me il doping è qualcosa di nascosto e fa schifo davvero, con i costumi è tutto alla luce del sole - conclude Magnini - Adesso tutti hanno il talento di essere leggeri in acqua: l'Italia si presenta con 48 azzurri, se ci mettevamo tutti lo slip in dieci facevano il tempo per i Mondiali...". Magnini è pronto per essere sfidato: in tanti proveranno a togliergli la corona, ma lui aspetta sereno la prova del fuoco. Anzi dell'acqua, in fondo il suo ambiente naturale, quello in cui ancora una volta tenterà di fare vedere il grande atleta.
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